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  • Amazon: il sistema delle recensioni è marcio
  • Amazon: il sistema delle recensioni è marcio

    Published by darkglobe on 05-Dec-2017 20:20 (1645 reads)

    La mia metà ultimamente mi diceva che mi sarei dovuto iscrivere al club dei “recensori anonimi”, poiché aveva visto trasformare quello che per me era un hobby in una specie di mania.
    Frequento Amazon e compro costantemente da Amazon da prima che aprisse la filiale italiana, ma su quest’ultima ho iniziato a recensire, essenzialmente DVD. Poi un giorno ho comprato il mio ormai vetusto Lumia 1020 ed ho avuto la brillante idea di farne una recensione, visto che non trovavo nulla di soddisfacente sulle riviste di settore.
    E’ stato un botto di voti.

    Da allora ho provato a recensire con maggiore frequenza. Poi, completato il mio profilo inserendoci una mail personale, sono arrivati all’improvviso i venditori cinesi della “recensione onesta ed imparziale”.
    Molti hanno con i cinesi un rapporto di insofferenza. Io ho capito che si tratta semplicemente di persone, inizialmente assai diffidenti e distaccate: ma se vi entri in confidenza, pur nel rispetto dei reciproci ruoli, sono disposti ad aprirsi, a raccontare le proprie vite, a parlarti di se stessi. E’ per questo che mi ha disgustato vedere un giorno un accendino cinese spezzato in due da un presunto recensore top: ignoranza vomitevole e disprezzo allo stato puro per lavoratori sottopagati e sfruttati, il cui sudore è dietro ogni oggetto venduto, anche il più stupido.

    Lo so, potrò sembrare uno strambo, ma del cavetto, della cover o del frullatore di turno me ne fregava assai poco, i cavetti buoni me li compravo da solo. Del resto sono stato uno degli ultimi a recensire smartphone orientali, quando era lecito, mentre altri ne facevano da tempo man bassa, salvo chiamarli dopo un po’ “cinesate”, rinnegando quelle stesse recensioni grazie alle quali oggi sono diventati magari Vine.

    Ma con i sample sono arrivati anche i “guai”. E’ iniziata una mia rapida ascesa in classifica, quella di cui inizialmente ignoravo perfino l’esistenza, e… i negativi. Provenienti da gente disposta a sbranare il prossimo pur di “rimanere nella home page del prodotto”, farsi notare in classifica e ”prendere più roba”, come se non gliene bastasse mai.
    Sono stato il primo a rompere i rapporti con la nota venditrice tedesca di “elettronica per sfigati”: pretendeva che usassi i “suoi link” per inserire le recensioni, risposi che era una grande scostumata e che avrei sempre e solo usato i form ufficiali di Amazon.

    E qualche venditore si è anche comportato assai male. Sono stato personalmente vittima di vari gravi attacchi di cui ne ricordo giusto un paio: uno su uno ionizzatore per auto (30 negativi in una sola notte) ed uno su un cavo Type-C (il venditore, dopo che lo avevo valutato 2 stelle, sollecitava altri recensori al dislike massivo).
    Di fronte ad episodi vergognosi come questi, Amazon è stata sempre assente: per loro i voti erano intoccabili, anche quando truccati, come nell’ormai mitico caso di una ditta orientale di cavetti ed altre cianfrusaglie informatiche.
    Per i 30 negativi la risposta di Amazon fu di “togliere e rimettere”.

    Già, il “togli e metti”… Era l’unica risorsa che avevamo per difenderci dai cliccatori di No di professione, personaggi abbastanza squallidi che ti smitragliavano se solo osavi avvicinarti a loro in classifica o superare la loro recensione in home page.
    Molti di questi nomi sono sulla bocca di tutti, alcuni sono ancora "dentro" pronti a fregare il prossimo, tra questi perfino alcuni personaggi che amano lodarsi da soli.

    Col tempo ho però fatto amicizia con tanti recensori “in erba”, blogger incluse, e con alcuni di loro ho stretto un forte legame. Non ho mai negato un aiuto a nessuno (invito chiunque a dire il contrario), semmai ho fatto crescere tante persone.
    Pensavo infatti che una maggiore competenza generale degli strumenti da recensore avrebbe solo contribuito al miglioramento del clima ed ad una crescita in armonia della community.

    Ho anche capito che dietro ciascuno di voi c’è un volto umano, ci sono storie personali, gioie e difficoltà di ogni tipo e che a volte le recensioni rappresentano solo una “valvola di sfogo”.
    Questa cosa Amazon non l’ha mai compresa o ha fatto finta di non capirla, trattando da sempre in maniera sprezzante l’intera categoria dei recensori, persone che in fondo svolgevano per loro un lavoro gratuito.

    Il cambio delle regole della community di fine 2016, col divieto di recensire sample e lo sbarramento ai cinesi, ha improvvisamente imbastardito la piazza. Prima se compravi, leggendo le recensioni, potevi capire se si trattava o meno di sample e regolarti di conseguenza; oggi col “trucco” PayPal capirci qualcosa è diventato impossibile. Io stesso sono rimasto fregato una volta per un acquisto di cui solo dopo ho capito trattavasi di recensione “pompata” in cambio di rimborso.
    La dipendenza recensore-venditore con PayPal è diventata fortissima (secondo la logica “se mi metti poche stelle non ti rimborso”) e le valutazioni degli oggetti sono schizzate tutte a 4 o 5 stelle, come ha chiaramente denunciato una rivista americana del settore.

    Molti recensori su questo tema (rapporti con il venditore, che prima erano regolamentati e dopo sono diventati illegali) hanno ricevuto richiami vari a cui alla fine è seguito inesorabilmente un ban, ovvero l’impossibilità di recensire. Una delle azioni più violente che si possano compiere.
    Comprensibile una sospensione, un azzeramento delle review sospette, ma chiudere a vita il rubinetto a persone magari neppure mai redarguite lo trovo un modo inumano e tracotante di provare a mettere sotto controllo tardivamente un “sistema” ormai allo sbando.
    Anche perché, diciamolo con chiarezza, la parzialità di queste opere di epurazione è totale, basata su regole evanescenti (“abbiamo il sospetto che le sue recensioni abbiano un legame non obiettivo con l’oggetto o col venditore”), create appositamente per sbarazzarsi in modo frettoloso e privo di riconoscenza di chi intralci la “macchina per far soldi” o non sia considerato più “profittevole” per il business.

    Poi è arrivato Vine, il miraggio. 60 recensori di “qualità”, rappresentativi delle migliori menti del web e di Amazon. Alcuni forse scelti con un po’ di leggerezza visto il tenore di certe recensioni (scambiare una scopa a vapore con una lavapavimenti mi pare veramente troppo), altri creando una contraddizione interna (la mano destra del gruppo Vine che non sa cosa fa la sinistra del gruppo moderatori) vista la fine che hanno già fatto 6-7 di loro (me incluso).
    Qui la platea si è ancora più imbastardita, con una guerra fratricida tra recensori Vine su cui Amazon ha fatto meno di zero o semmai la ha fomentata in ogni modo.

    A questo aggiungi il blocco della possibilità di rimuovere i negativi (quelli messi ad arte dai “concorrenti”) prima che venissero oscurati i profili (in USA è avvenuto tempisticamente l’esatto opposto), il limite settimanale sulle recensioni “non verificate” (per indurre tutti a comprare sul portale) e le nuove regole per la collocazione delle recensioni nella home page dei prodotti (premianti quasi esclusivamente il dato temporale al punto che una 0 like oggi può esser meglio posizionata di una “vecchia” 600 like) e si è capito che l’unico obiettivo di Amazon era disgregare, alimentare la competizione e promuovere un continuo ricambio di recensori al fine di evitare la presenza di influencer top di qualsiasi tipo.

    E poi il mio ban, improvviso, senza che avessi mai ricevuto prima di allora un solo ammonimento al contrario di tutti gli altri recensori Top poi finiti male.
    Eccoci arrivati alla fine. Dopo una settimana di attesa mi si comunica che avrei “infranto le regole della community” ma che non “sono in grado di fornirmi altra spiegazione”.
    Ho acquistato di recente un proiettore di cui il venditore aveva avvertito me ed altri che trattavasi di oggetti da esposizione messi in vendita ad un prezzo ribassato. Ma era una vendita pubblica, aperta a tutti, come consente il “regolamento”. Questa magari la mia colpa più grave, insieme forse a qualche reinserimento di vecchie recensioni, qualche campagna adwords per promuovere un minimo il mio sito appena nato e dunque le mie recensioni o infine qualche restituzione di oggetti difettati. Non ho altre spiegazioni logiche, nessuno me le darà almeno nei modi standard, sarebbe tempo perso seguire le “loro procedure” fatte di interlocutori che hanno disposizioni dall’alto di non aprir bocca.

    Si stima che esista un rapporto tra like ed acquisti pari ad almeno 1/5: se così fosse io avrei fatto guadagnare ad Amazon non meno di un milione di euro su uno solo prodotto tra i tanti recensiti… lavorandoci gratis.
    Questo volevo raccontare, difficile sintetizzare oltre. La mia avventura finisce qua.
    Amazon avrebbe dovuto trattare alcuni di noi recensori come suo patrimonio redazionale invece di prenderci a calci in faccia, ma sono troppo rigidi per capirlo.
    L’occasione d’oro di trasformare questo portale di acquisto in un avanzato strumento di social marketing sembra dunque essere sfumata a causa di una gestione ottusa e padronale e le conseguenze prima o poi non tarderanno ad arrivare a meno che non rivedano totalmente il sistema.

    Non ho alcuna intenzione di creare nuovi account o di ricominciare: in questo luogo non c‘è più spazio per me, non condivido più le logiche affaristiche in cui il capitale prevale sull’umano e il Far West sulle regole. Basta così!

    Auguro a tutti un buon proseguimento, sarò sempre disponibile ad offrire aiuti e consigli a chiunque, ma la mia avventura con Amazon termina anche come cliente.
    Ringrazio nuovamente di cuore i cari amici che mi hanno sostenuto moralmente in questi giorni, sono la cosa più bella che mi lascia questa non breve esperienza.


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